Responsabilità medica · Pronto soccorso
Errori in pronto soccorso: triage, dimissioni affrettate e diagnosi mancate
In breve
In pronto soccorso la struttura risponde quando il paziente non è stato valutato con la priorità e gli accertamenti che i sintomi richiedevano, o è stato dimesso senza escludere una patologia grave. Il sovraffollamento non è di per sé una giustificazione. Il documento chiave è il verbale di pronto soccorso, con orari di triage, visita, esami e dimissione.
Quando un errore in pronto soccorso è risarcibile
Il pronto soccorso lavora in condizioni difficili, e non ogni diagnosi mancata è un errore. Lo diventa quando, con i sintomi riferiti e gli strumenti disponibili, un medico diligente avrebbe dovuto sospettare la patologia, approfondirla o trattenere il paziente in osservazione. I casi più frequenti sono:
- Codice di triage troppo basso, che fa attendere ore un paziente con sintomi che richiedevano una valutazione rapida.
- Esami non eseguiti o non letti: elettrocardiogramma, enzimi cardiaci, TAC, esami del sangue ripetuti nel tempo.
- Patologie gravi scambiate per disturbi banali: infarto attribuito a dolore muscolare o gastrico, ictus scambiato per malessere generico, dissezione aortica, embolia polmonare, appendicite o occlusione intestinale, meningite.
- Dimissione affrettata, senza osservazione o senza indicazioni chiare su quando tornare.
- Ritardo nel trasferimento al reparto o all'ospedale attrezzato (per esempio per un intervento urgente o una terapia dell'ictus da fare entro poche ore).
Il triage: cosa prevedono le regole
All'arrivo un infermiere assegna un codice di priorità. Le linee di indirizzo nazionali approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2019 prevedono cinque codici numerici, che molte Regioni affiancano ai colori:
| Codice | Significato | Accesso alle cure |
|---|---|---|
| 1 | Emergenza | Immediato |
| 2 | Urgenza | Entro 15 minuti |
| 3 | Urgenza differibile | Entro 60 minuti |
| 4 | Urgenza minore | Entro 120 minuti |
| 5 | Non urgenza | Entro 240 minuti |
Le stesse linee indicano in 8 ore il tempo massimo di permanenza in pronto soccorso, dal triage alla dimissione o al ricovero. Il triage va ripetuto se le condizioni cambiano durante l'attesa. Un codice sbagliato, o non rivalutato quando il paziente peggiora, è uno degli elementi che il medico legale controlla per primo.
Chi risponde e cosa deve provare
Il paziente ha un rapporto contrattuale con la struttura (art. 7 della legge 24/2017): basta dimostrare il danno e il collegamento con le cure ricevute, mentre è l'ospedale a dover provare che l'attività è stata corretta o che l'evento non era evitabile. Questo vale anche per i problemi organizzativi: carenza di personale, sovraffollamento o mancanza di uno specialista reperibile non escludono la responsabilità della struttura, che deve organizzarsi per garantire le cure urgenti.
Conta molto anche ciò che è stato detto al paziente. Se una persona lascia il pronto soccorso prima della fine degli accertamenti, la struttura risponde quando non l'ha informata in modo chiaro dei rischi. Al contrario, se il paziente era stato avvertito e ha scelto comunque di andare via, la responsabilità può venire meno.
Quando la persona muore o subisce danni gravi, anche la sola perdita di possibilità concrete di cura (perdita di chance) può essere risarcita, se un intervento tempestivo avrebbe dato probabilità serie di un esito migliore.
I documenti che servono
- Verbale di pronto soccorso, con codice di triage e orari: arrivo, triage, visita, esami, consulenze, dimissione.
- Referti di elettrocardiogrammi, esami del sangue e immagini, con l'ora di esecuzione.
- Eventuale modulo di dimissione volontaria firmato.
- Documentazione degli accessi successivi, del ricovero o del decesso.
- Se presenti, i tracciati delle chiamate al 118.
Gli orari sono decisivi: è dal confronto tra quando i sintomi sono stati riferiti e quando è stata fatta ogni cosa che emerge un eventuale ritardo. Come chiedere la documentazione, con il modello di richiesta.
Cosa fare subito
- Chiedi la copia del verbale di pronto soccorso e di tutta la documentazione. La struttura deve consegnarla entro 7 giorni (art. 4 L. 24/2017).
- Scrivi subito una cronologia: a che ora siete arrivati, cosa avete riferito al triage, quanto avete atteso, cosa vi è stato detto alla dimissione e da chi.
- Annota i nomi di chi era presente come accompagnatore: possono essere testimoni.
- Fai valutare i documenti da un avvocato e da un medico legale prima di qualsiasi contatto con la struttura o con l'assicurazione. Leggi la guida completa al risarcimento.
Domande frequenti
Ho atteso molte ore in pronto soccorso: posso chiedere il risarcimento?
L'attesa da sola non basta: serve che il ritardo abbia causato o aggravato un danno. Se il codice assegnato era troppo basso rispetto ai sintomi, o le condizioni sono peggiorate durante l'attesa senza una nuova valutazione, la struttura può essere chiamata a risponderne.
Mi hanno dimesso e il giorno dopo mi hanno ricoverato d'urgenza: è un errore?
Può esserlo, se al primo accesso c'erano già sintomi o valori che imponevano di approfondire o di trattenere il paziente in osservazione. Il medico legale confronta i due accessi sulla base dei referti e degli orari.
Il pronto soccorso era sovraffollato: l'ospedale è comunque responsabile?
Sì, di norma. Le carenze organizzative non escludono la responsabilità della struttura, che deve garantire le cure urgenti anche nei momenti di maggiore afflusso.
Ho firmato le dimissioni volontarie: perdo ogni diritto?
Non necessariamente. Conta se i sanitari avevano spiegato in modo chiaro i rischi di lasciare il pronto soccorso prima della fine degli accertamenti. Se l'informazione è mancata o era insufficiente, la firma non esclude la responsabilità.
Entro quando posso agire?
Contro la struttura sanitaria il termine di prescrizione è di 10 anni, da quando il danno è stato riconoscibile come conseguenza delle cure. Conviene però muoversi presto, finché la documentazione e i ricordi sono completi.
Contenuto informativo (art. 35 Codice deontologico forense): non sostituisce una consulenza sul singolo caso.