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Morte per errore medico, la Cassazione: il danno ai familiari va calcolato con le tabelle più recenti
In breve
Con l'ordinanza n. 28102 del 29 ottobre 2026 la Cassazione ha stabilito che il danno subito dai familiari di un paziente morto dopo un intervento va calcolato con le tabelle più aggiornate disponibili quando il giudice decide, anche se le parti non le hanno chiamate in causa. Le condizioni di salute del paziente prima dei fatti possono ridurre una parte del risarcimento, ma la riduzione deve essere motivata sul caso concreto.
Cosa è successo
Secondo quanto riportato da NT+ Diritto del Sole 24 Ore e dal Quotidiano dei Contribuenti, un paziente anziano è morto dopo un intervento chirurgico. Per le fonti, le complicazioni insorte dopo l'operazione non sarebbero state gestite in modo corretto in ospedale.
I familiari hanno chiesto il risarcimento per la perdita del loro congiunto. La Corte d'appello ha riconosciuto il danno, ma lo ha calcolato con le tabelle del Tribunale di Roma nella versione del 2019. Al momento della decisione era però già disponibile l'aggiornamento del 2023.
I familiari hanno fatto ricorso in Cassazione. Con l'ordinanza n. 28102 del 29 ottobre 2026 la Corte ha dato loro ragione su questo punto e ha rinviato la causa alla Corte d'appello, che dovrà rifare il calcolo.
La regola: si usano i valori in vigore quando si decide
Per liquidare il danno non patrimoniale, cioè il dolore e la perdita del rapporto con la persona cara, i giudici usano tabelle elaborate dai tribunali. Le tabelle indicano valori di riferimento e vengono aggiornate periodicamente.
Secondo quanto riferiscono le fonti, la Cassazione ha ribadito due principi.
- Le tabelle da applicare sono quelle in vigore al momento della decisione. Non contano quelle vigenti quando è iniziata la causa o quando è morto il paziente. Se nel frattempo è uscita una versione aggiornata, il giudice deve usare quella.
- Il giudice deve farlo anche se nessuno glielo chiede. L'aggiornamento non dipende da una richiesta specifica delle parti. Rientra nel compito del giudice di quantificare correttamente il danno.
Il motivo è semplice. Le cause per malasanità durano spesso anni. Se si usassero valori vecchi, il tempo del processo finirebbe per ridurre il risarcimento a danno di chi lo attende.
Lo stato di salute precedente conta, ma va motivato
La decisione affronta anche un secondo aspetto. Secondo le fonti, il paziente aveva un'aspettativa di vita stimata in circa un anno e mezzo, contro una media statistica di undici anni per la sua età.
Per la Cassazione è legittimo tenerne conto nella parte del risarcimento legata alla perdita della vita di relazione futura con il familiare. In altre parole, se il rapporto sarebbe comunque durato meno, quella componente può essere ridotta. Secondo quanto riportato, però, la Corte ha precisato che "ogni riduzione deve essere motivata sul caso concreto". Non bastano automatismi o formule generiche.
Perché è importante per chi ha perso un familiare
Chi chiede un risarcimento per la morte di un congiunto può rivolgersi alla struttura sanitaria, che risponde secondo l'art. 7 della legge 24/2017. Prima della causa è obbligatorio un tentativo di conciliazione, di norma con un accertamento tecnico preventivo (art. 8 della stessa legge).
Questa decisione ricorda che anche la fase del calcolo va seguita con attenzione, fino all'ultimo grado di giudizio. Un riferimento superato può cambiare in modo rilevante l'importo finale. Lo stesso vale per eventuali riduzioni legate allo stato di salute del paziente: devono essere spiegate, e si possono contestare se la motivazione manca.
Per un quadro generale c'è la nostra guida sul risarcimento per malasanità.
Cosa fare in una situazione simile
- Chiedi la copia integrale della cartella clinica del ricovero, compresi i diari clinici e infermieristici dopo l'intervento. Gli eredi possono richiederla e la struttura deve consegnarla entro 7 giorni (art. 4 della legge 24/2017). Vedi la guida su come chiedere la cartella clinica.
- Raccogli la documentazione sanitaria precedente del familiare: referti, terapie, visite. Servirà a valutare in modo corretto anche il suo stato di salute prima dei fatti.
- Conserva i documenti che provano il rapporto con la persona scomparsa, come convivenza, frequentazione, assistenza prestata. Pesano nella valutazione del danno.
- Fai valutare il caso da un avvocato e da un medico legale prima di accettare proposte della struttura o della sua assicurazione, verificando anche su quali valori è calcolata l'offerta.
- Tieni d'occhio i tempi: la prescrizione è di dieci anni contro la struttura e di cinque contro il medico dipendente.
Fonti
La notizia è riportata sulla base delle fonti indicate. Dove i fatti sono ancora in corso di accertamento, nessuna responsabilità può considerarsi provata. Questo articolo ha carattere informativo (art. 35 Codice deontologico forense) e non sostituisce una consulenza sul singolo caso.