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Morto dopo una notte in barella a Nocera Inferiore: il gip respinge l'archiviazione e ordina nuove indagini
In breve
Il giudice per le indagini preliminari di Nocera Inferiore ha respinto la richiesta di archiviazione sulla morte di un uomo di Scafati deceduto nel marzo 2025 all'ospedale Umberto I, accogliendo l'opposizione della moglie. Secondo il giudice la consulenza del pm era troppo generica: ora un collegio di specialisti dovrà verificare terapia e monitoraggio. Il caso mostra che i familiari possono contestare un'archiviazione e che il parere di un proprio consulente medico-legale può fare la differenza. Le responsabilità restano tutte da accertare.
Cosa è successo
Secondo quanto riportato da Cronache della Campania e dal Giornale di Salerno, un uomo di Scafati è arrivato al pronto soccorso dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore la sera del 9 marzo 2025, dopo un malore in casa. Aveva sintomi neurologici gravi ed è stato preso in carico in codice rosso, nel percorso per l'ictus.
Dopo una angio-TC gli sarebbe stata somministrata una terapia trombolitica, cioè un farmaco che scioglie i coaguli. Per mancanza di posti letto, secondo la denuncia dei familiari, avrebbe passato gran parte della notte su una barella in corridoio, senza un monitoraggio costante. Le fonti riferiscono che dalla mezzanotte alle 6.56 del mattino non risultano annotazioni in cartella. A quell'ora i parametri vitali sono crollati. Il decesso è stato constatato alle 7.40 del 10 marzo.
La moglie ha presentato denuncia alcuni mesi dopo. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti e ha affidato una consulenza medico-legale. Il consulente, senza disporre l'autopsia, ha attribuito la morte a un'emorragia legata al farmaco: una complicanza definita «prevedibile ma non prevenibile», senza colpe dei sanitari. Su questa base il pubblico ministero ha chiesto di archiviare.
La decisione del giudice
La moglie, assistita da un consulente di parte, si è opposta. Ha contestato soprattutto due punti: non sarebbe chiaro se l'esito dell'angio-TC fosse noto prima dell'avvio della terapia, e la sorveglianza notturna sarebbe stata insufficiente.
Secondo quanto riportato dalle fonti, il giudice ha accolto l'opposizione. Ha giudicato la consulenza del pm sbrigativa e generica, anche perché non indicava le linee guida di riferimento. Ha quindi dato alla Procura sei mesi per nuove indagini:
- identificare i medici del pronto soccorso e della neurologia che hanno avuto in cura il paziente;
- sentire la moglie e il fratello;
- affidare la valutazione a un collegio composto da medici legali e da specialisti in neurologia e neuroradiologia interventistica;
- verificare se la terapia sia stata avviata prima di conoscere l'esito dell'esame, dove si trovasse l'emorragia e se l'assenza di monitoraggio abbia inciso sulla morte;
- accertare se, senza il farmaco, il paziente avrebbe avuto concrete probabilità di sopravvivere.
La decisione non dice che qualcuno abbia sbagliato. Significa solo che, per il giudice, gli accertamenti fatti finora non bastano. Tutti i fatti restano da verificare e vale la presunzione di innocenza.
Che cosa insegna questo caso
L'archiviazione si può contestare. Quando il pm chiede di archiviare, la persona offesa che ne ha fatto richiesta riceve un avviso e può presentare opposizione (art. 410 del codice di procedura penale). Deve indicare quali indagini mancano e perché sarebbero utili. Per questo una consulenza medico-legale di parte è spesso decisiva.
Servono gli specialisti giusti. La legge 24/2017 (art. 15) prevede che, nelle cause civili e penali sulla responsabilità sanitaria, il giudice affidi la valutazione a un medico legale affiancato da uno specialista della materia. È la stessa esigenza che il giudice ha sottolineato qui.
Penale e civile sono strade diverse. Il processo penale riguarda le eventuali colpe dei singoli. Il risarcimento si può chiedere anche in sede civile alla struttura, che risponde per l'operato del proprio personale (art. 7 della legge 24/2017 e art. 1218 c.c.). Prima della causa civile è obbligatorio un tentativo di conciliazione, di norma un accertamento tecnico preventivo (art. 8). Per un quadro generale c'è la nostra guida sul risarcimento per malasanità.
Cosa fare in una situazione simile
- Chiedi subito la copia integrale della cartella clinica, compresi diario clinico, diario infermieristico, schede di monitoraggio e referti delle immagini con i relativi orari. La struttura deve consegnarla entro 7 giorni (art. 4 della legge 24/2017). Vedi la guida su come chiedere la cartella clinica.
- In caso di decesso, non aspettare. Valuta subito con un legale se presentare denuncia e chiedere l'autopsia: alcuni accertamenti sono possibili solo nei primi giorni.
- Conserva tutto e annota la cronologia: orari di arrivo, dove si trovava il paziente, chi c'era, cosa vi è stato detto.
- Se ricevi l'avviso di richiesta di archiviazione, muoviti in fretta: i termini per l'opposizione sono brevi. Fai esaminare la consulenza del pm da un medico legale di fiducia.
- Non accettare proposte di accordo da struttura o assicurazione senza aver fatto valutare il caso da un avvocato e da un medico legale. Tieni presente che i termini di prescrizione possono variare a seconda di chi chiede il risarcimento: meglio non attendere la fine del processo penale per informarsi.
Fonti
La notizia è riportata sulla base delle fonti indicate. Dove i fatti sono ancora in corso di accertamento, nessuna responsabilità può considerarsi provata. Questo articolo ha carattere informativo (art. 35 Codice deontologico forense) e non sostituisce una consulenza sul singolo caso.