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Morto durante un intervento in laparoscopia: il Tribunale di Salerno condanna l'Asl a risarcire la famiglia

A cura di Avv. Angelo Porzioli ·

In breve

Il Tribunale di Salerno ha condannato l'Asl Salerno a risarcire con circa un milione di euro il coniuge e i due figli di un paziente morto nel 2018 durante un intervento programmato. Per i consulenti del giudice la tecnica laparoscopica non era indicata per una massa di quelle dimensioni e l'intervento andava convertito o sospeso quando sono emerse le aderenze con la vena cava.

Cosa è successo

Secondo quanto riportato da SalernoToday, il paziente è morto nel 2018 durante un intervento chirurgico programmato in una struttura dell'Asl Salerno, per l'asportazione di una voluminosa massa tumorale. L'operazione è stata eseguita con tecnica laparoscopica, cioè mininvasiva.

La consulenza tecnica d'ufficio, che il giudice ha recepito integralmente, ha ricostruito due passaggi:

  • per una lesione di quelle dimensioni le linee guida indicavano la chirurgia a cielo aperto, non la laparoscopia;
  • quando durante l'intervento sono emerse aderenze della massa con la vena cava inferiore, l'équipe avrebbe dovuto convertire subito la procedura o sospenderla e chiedere il consulto di un chirurgo vascolare.

La prosecuzione in laparoscopia avrebbe invece causato la lesione della vena cava e un'emorragia massiva, risultata fatale.

La decisione

La Seconda Sezione civile del Tribunale di Salerno ha accertato la responsabilità contrattuale dell'Asl e l'ha condannata a pagare al coniuge e ai due figli circa un milione di euro, oltre a rivalutazione, interessi, spese legali e di consulenza. Il risarcimento comprende il danno da perdita del rapporto parentale e le spese funerarie. Il giudice ha accolto anche la domanda dell'Asl verso la propria compagnia assicurativa, che dovrà tenerla indenne nei limiti della polizza.

Il giudizio, iniziato con un accertamento tecnico preventivo, è durato circa sette anni.

Perché non è stata considerata una "complicanza"

Nel processo l'Asl aveva sostenuto che si trattasse di una complicanza imprevedibile e inevitabile. È una difesa frequente nei casi di chirurgia, e il punto è proprio questo: la struttura sanitaria risponde verso il paziente a titolo contrattuale (art. 7 della legge 24/2017), quindi è lei a dover dimostrare che l'evento non dipendeva da una condotta scorretta.

Una complicanza "nota" non basta a escludere la responsabilità. Conta se poteva essere evitata scegliendo una tecnica diversa, rispettando le linee guida (art. 5 della legge 24/2017) o cambiando strategia quando la situazione in sala operatoria lo richiedeva. In questo caso i consulenti hanno indicato sia la scelta iniziale sia la mancata conversione.

Chi può chiedere il risarcimento quando il paziente muore

In caso di decesso collegato a un errore di cura, i familiari possono chiedere:

  • il danno da perdita del rapporto parentale, che spetta in proprio a coniuge, figli, genitori e, in presenza di un legame effettivo, anche a fratelli, nipoti e conviventi;
  • il rimborso delle spese, a partire da quelle funerarie;
  • i danni subiti dal paziente prima della morte, che passano agli eredi quando tra l'errore e il decesso è trascorso un tempo apprezzabile.

Contro la struttura sanitaria il termine di prescrizione è di dieci anni. Prima della causa è obbligatorio un tentativo di conciliazione, di solito un accertamento tecnico preventivo con un consulente nominato dal giudice (art. 8 della legge 24/2017).

Cosa fare in una situazione simile

  1. Chiedi la copia integrale della cartella clinica, compresi verbale operatorio, cartella anestesiologica e consenso firmato. La struttura deve consegnarla entro 7 giorni dalla richiesta (art. 4 della legge 24/2017).
  2. Conserva ogni documento successivo: referti, certificato di morte, eventuale riscontro autoptico, ricevute delle spese.
  3. Annota subito date e circostanze: cosa vi è stato detto prima e dopo l'intervento, e da chi.
  4. Fai leggere i documenti a un avvocato e a un medico legale prima di rispondere a proposte della struttura o dell'assicurazione. È la cartella a dire se la scelta della tecnica e la gestione dell'intervento sono state corrette.

Fonti

La notizia è riportata sulla base delle fonti indicate. Dove i fatti sono ancora in corso di accertamento, nessuna responsabilità può considerarsi provata. Questo articolo ha carattere informativo (art. 35 Codice deontologico forense) e non sostituisce una consulenza sul singolo caso.

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